Cloud Tech

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iCloud History

Ciò che prima era chiamato iTunes Cloud si è trasformato, dopo anni, in iCloud. La strada per la creazione di questo servizio è pavimentata da milioni di dollari spesi da Apple, contratti legali sparsi di qua e di là e un miliardo di dollari usato per la costruzione del Data Center. Certo non è una strada che tutte le compagnie si possono permettere, ma sicuramente Apple lo ha potuto fare, d’altra parte cosa sono “milioni” se hai una liquidità di ormai 70 Miliardi di dollari?

Era iTunes Cloud agli albori, i blog e non di tutto il mondo erano fermamente convinti su una cosa: se Apple lancerà qualcosa sul Cloud Computing sarà solo per iTunes, e sarà un iTunes on the Cloud, un iTunes tra le nuvole. Ogni blog, testata giornalistica, giornale TV, analista ed appassionato Apple erano convinti – o forse si erano forzati a convincere – che la prossima “One More Thing” dei Keynote dedicati alla musica, che si tiene ogni settembre (in genere intorno al 20), sarebbe stato l’annuncio di iTunes Cloud. L’ironia in tutto ciò risiede nel fatto che ogni volta che si prediceva qualcosa del genere, non solo era del tutto campata in aria, perché mancavano anche i rumour a “sostegno” delle affermazioni, ma che puntualmente ad ogni keynote musicale e non, non si avverava nulla di tutto ciò che era stato “predetto”. Nessuno aveva in mente cosa iTunes Cloud potesse essere, che forma potesse avere o che funzioni potesse implementare. Tutti lo immaginavano come un iTunes su un sito Web. Una sorta di Amazon, solo chiamato in un altro nome e con una mela morsicata a lato. Nessuno tra tutte le “menti” che avrebbero dovuto conoscere Apple benissimo, non fosse altro perché ne parlavano con cognizione sfegatata di causa, ipotizzò che una copia carbone del servizio di Amazon non era plausibile per Apple, non era nel suo “stile”. La Apple non bada a spese, ma le cose per cui spende devono essere totalmente convincenti sennò “ciccia”. Un dipendente Apple, rimasto ovviamente anonimo, interpellato su Steve Jobs ha affermato proprio che se Jobs è d’accordo e vede potenziale in un progetto, quest’ultimo avrà la strada spianata, se non convince il boss, allora forse è meglio buttare tutto nel cestino, nonostante Steve non lo dica mai apertamente.

In ogni caso 9to5Mac ebbe un bagliore di lucidità quando emerse la prima vera ipotesi su dove potesse essere immagazzinato questo iTunes Cloud. Ecco, infatti, che emerse come notizia, l’acquisto da parte di Apple di uno spazio di 500,000 piedi quadrati (corrispondenti a 46’451 metri quadrati) dove sarebbe sorto un nuovo data center. Nelle ipotesi di 9to5Mac su cosa avrebbe mai potuto contenere un data center del genere, si ipotizzò proprio che Apple avrebbe voluto portare le librerie musicali di iTunes sulle nuvole come parte del servizio di MobileMe. Ironicamente in un post di ben due anni fa (agosto 2009) è descritto per filo e per segno, sempre per supposizioni, come sarebbe potuto funzionare il servizio Cloud di Apple. In ogni caso il tam tam mediatico su iTunes Cloud per il resto dell’estate 2009 si fermò e riprese immediatamente prima del Keynote Musicale del 2009 – come da programma – dove si ipotizzò una presentazione di tale servizio, cosa che ovviamente non avvenne. Successivamente nel dicembre 2009 Apple acquistò in gran segreto LaLa.com, noto servizio musicale che permetteva lo streaming di tracce audio, previo pagamento di una somma mensile. A secondo del tipo di membership si otteneva un tot numero di tracce possibili da ascoltare. L’acquisto di LaLa fu scoperto da 9to5mac e da AppleInsider e riempì la bocca dei blog su iTunes Cloud per abbastanza tempo, con tutti che davano ormai come certa l’apertura del servizio. Apple, di canto suo, non ha mai rivelato apertamente l’acquisto di LaLa, perseguendo la classica politica del “no comment” di Apple, lo dichiarò però indirettamente nel maggio 2010 quando comunicò a tutti gli utenti di LaLa che il servizio stava per essere terminato, ma che i crediti in possesso degli utenti non sarebbero andati persi perché sarebbero stati convertiti in un TOT numero di brani scaricabili gratuitamente dall’iTunes Music Store, quindi una sorta di “redeem code”. Nonostante tutte le predizioni del caso, al WWDC 2010 non venne presentato iTunes Cloud, né venne fatto ad alcun keynote durante il 2010.

La faccenda iTunes Cloud venne ripescata solo il 28 dicembre 2010 quando AppleInsider – uno dei blog più attenti sul mondo Apple – riportò che la Mela aveva aggiornato il proprio sito di “lavora con noi” arricchendolo con ben due offerte di lavoro, entrambe inerenti al Cloud Computing. Gli assunti avrebbero dovuto occuparsi della gestione dello streaming di tracce audio tra server e dispositivo richiedente, tutto volto al fine di eliminare possibili latenze. Da questo momento in poi i rumour riguardanti iTunes Cloud si fecero sempre più insistenti e non smisero mai di presentarsi nelle Home di ogni sito sul mondo Apple, alcune volte si arrivava ad avere ben 2 o più post riguardanti questo fenomeno la settimana, a volte anche al giorno. Tutta la “stampa” era convinta che quest’offerta cloud dovesse riguardare esclusivamente iTunes, e che dovesse entrare a far parte di MobileMe, insieme agli altri servizi già presenti. Paradossalmente le indiscrezioni su iTunes Cloud procedevano parallelamente a quelle del centro dati che Apple stava ultimando nel North Carolina, e un rumour fece più scalpore di altri. Sembrava, infatti, che Apple avesse acquistato ben 12 petabyte di spazio d’archiviazione. Tutti si chiesero a cosa potesse servire tutto quello spazio e non si dovette attendere tanto, prima che tutti cominciassero a fare 1+1 e capissero che molto probabilmente quella quantità di spazio si sarebbe sposata benissimo con il sistema di upload e di streaming delle tracce fin da sempre pensato per iTunes Cloud. Al che cominciarono tutte le diatribe sul funzionamento del servizio, un po’ speculate e un po’ facenti parte di “soffiate” di fonti più o meno anonime. Tutte le fonti, però, sembravano concordare con il fatto che il servizio sarebbe stato a base di streaming delle tracce. Forse si erano posti in linea con il servizio rispecchiato di LaLa o forse si erano fatti fuorviare da brevetti depositati da Apple e scoperti puntualmente da Patently Apple. Questi indicavano come la Mela ed i suoi ingegneri avessero escogitato un modo per ridurre il buffering (ossia il caricamento delle tracce in streaming) e fare in modo che la traccia si riproducesse senza problemi e pause varie per cercare di eseguire il download degli altri “pezzettini”. Secondo questo brevetto la soluzione sarebbe contenuta nell’immagazzinare nel dispositivo dei pezzetti di traccia, e non la traccia intera, così che la mole della musica sincronizzata sul dispositivo (parlo di GB) diminuirebbe in qualsiasi caso, ma contemporaneamente aiuterebbe anche a diminuire le richieste al server, velocizzando lo streaming. In ogni caso questo iTunes Cloud cominciò molto presto ad essere associato con MobileMe, non era chiaro – e non lo fu mai, fino alla fine – se dovesse essere un’aggiunta al servizio o dovesse rappresentare una funzione di un servizio completamente diverso. In un primo tempo si pensò dovesse aggregarsi normalmente a MobileMe – come già detto – anche in virtù di una email di risposta di Steve Jobs, che affermava proprio che “MobileMe sarebbe diventato molto meglio nel 2011”. Dopo questa affermazione, tutti i blog aderirono nel considerare iTunes Cloud come parte dell’offerta MobileMe.

Morta una questione, se ne fa un’altra, qui il famoso proverbio (morto un papa, se ne fa un altro) è stato traslitterato in questa questione perché capita “a pennello”. Difatti, se da una parte il problema MobileMe o non MobileMe aveva diviso il panorama dell’informazione via Web, poi “risanato” dall’email di Jobs, ora il Web era nuovamente spaccato sul prezzo che questo servizio avrebbe potuto avere. C’era chi sosteneva che il servizio sarebbe stato integrato in MobileMe e che questo sarebbe rimasto ai canonici 79€/anno, altri sostenevano che i servizi di MobileMe sarebbero stati gratuiti, ma iTunes Cloud sarebbe costato circa 20$/anno. I più catastrofisti, invece, affermarono che il costo del servizio si sarebbe sommato al costo di MobileMe, quindi 79€/anno più i presunti 20$/anno (prezzo in € sconosciuto). Una volta raggiunti ad una non-conclusione, ma offerto varie interpretazioni dalle medesime fonti, si concluse che ormai dovesse essere tutto pronto e che il fantomatico iTunes Cloud sarebbe stato presentato al WWDC. Un’altra “predizione” insomma. Tuttavia questa volta era qualcosa in più che una predizione, c’erano stati svariate indicazioni che indicavano come la Apple stesse in trattativa con le major discografiche per ottenere la licenza per legittimare il servizio. Sembrava proprio che Sony, Warner, Universal, EMI stessero cercando di raggiungere un’accordo con Apple perché volevano che questo servizio partisse e che si andasse a scontrare con gli altri servizi, non concessi su licenza, di Amazon e Google (quest’ultimo peraltro ancora in beta). Secondo i maliziosi, ma con una certa cognizione di causa, le Major stiano sfruttando (e lo abbiano fatto) il servizio di Apple per dimostrare agli utenti ed alla concorrenza quanto fosse formidabile il servizio sotto licenza, a differenza di quello “non-in-licenza”. Ovviamente questa “teoria cospirazionale” non è confermata, né tantomeno supportata da fatti evidenti. Tuttavia è curioso che recentemente Amazon sembra abbia fatto “pace” con le Major discografiche ed abbia deciso di accordarsi con loro, nonostante tutto essendo accordi tra di loro, anche parzialmente segreti, non ci troveremo mai un comunicato stampa che ci confermerà l’avvenuta pace, ma i cambiamenti al servizio di Amazon, potrebbero essere una buona non-conferma. Tra le altre cose sono trapelati anche alcuni dettagli di questo accordo, che vogliono che Apple abbia pagato ben 150 Milioni di Dollari le Major perché l’accordo e l’approvazione del servizio procedesse liscia. Tuttavia, questi soldi sono solo un’incentivo e non devono essere intesi come “mazzetta” perché numerose fonti, molto vicine alle trattative hanno, confermato come entrambe le parti volessero arrivare ad una accordo vantaggioso. La dilatazione dei tempi di trattativa è,quindi, da imputare alla novità in materia in ambito puramente legale: non si è mai visto un’accordo del genere in ambiente discografico, né si è mai cercato di regolamentare un servizio che implementasse la fruizione della musica tramite la tecnologia Cloud. Speculazioni a parte gli accordi devono essere andati a buon fine perché, sfortunatamente per Apple, è emerso l’acquisto, da parte della Mela, del dominio icloud.com e del trademark iCloud©. A Fronte di una spesa di 4,5 Milioni di dollari che hanno pagato per entrambi, Apple si è “prepotentemente” comprata da Xcerion sia l’indirizzo Web che il nome del nuovo servizio. Immediata fu la ripresa della stampa specializzata e ormai tutti concordarono che al WWDC avremmo assistito alla “morte” di MobileMe, in favore di iCloud.

E così fu: Apple presentò iCloud il 6 giungo 2011, presentazione che seguì quella di OS X Lion e di iOS 5 ed effettuata da Steve Jobs in persona, quasi un’ulteriore modo di confermare al mondo quanto il progetto stesse nel cuore del co-fondatore di Apple, e forse anche un modo per riprendersi dall’iniziale perdita di immagine di MobileMe, anche rimarcata dalla frase, riferita ad iCloud, “It just works” (funziona e basta) e ripetuta frequentemente dallo stesso Jobs, quasi a voler scacciare i brutti momenti passati con MobileMe.