Acronis Backup Cloud Extension per Microsoft Azure e Azure Stack

Acronis ha annunciato oggi la sua nuova Acronis Backup Cloud Extension per Microsoft Azure e Azure Stack. La nuova offerta consente ai cloud provider (o Cloud Service Provider, CSP) di fornire e gestire facilmente un range altamente flessibile di servizi di backup attraverso ambienti fisici e virtuali, supportando al contempo la vasta gamma di dispositivi oggi in uso presso le aziende. Collegando Acronis Backup Cloud in ambienti Azure o Azure Stack, i CSP di Microsoft possono sfruttare questa nuova e semplice opzione per aggiungere ulteriore volume alle rispettive offerte vendendo ai clienti servizi di backup e protezione dati più completi.

Le imprese di piccole e medie dimensioni di oggi (PMI) si trovano ad affrontare nuove sfide quando si tratta della protezione dei dati, tra cui aumenti massicci del volume di dati, ambienti di computing complessi, un maggior numero di processi aziendali digitali e lavoratori mobili, così come disastri naturali e causati dall’uomo e minacce cibernetiche. Inoltre, le PMI faticano a proteggere i dati in ambienti IT virtuali, fisici e mobili, con il 48% delle PMI che utilizzano sistemi sia virtuali che fisici, e circa il 60% che utilizzano dispositivi mobili per attività legate al lavoro.

Acronis protegge applicazioni e dati cloud e on-premises per ambienti Microsoft

Con la nuova Acronis Backup Extension per Azure, i cloud provider di Microsoft possono vendere un servizio di backup cloud ibrido esclusivo firmato Acronis che garantisce un’ampia protezione in ambienti Microsoft, anche attraverso centri dati su cloud e on-premises, macchine fisiche e virtuali, e dispositivi mobili, utilizzando i propri investimenti in Azure. Acronis protegge i dati all’interno di un’ampia sezione dell’ecosistema Microsoft, inclusi Microsoft Exchange, Office365, SQL Server, SharePoint, Active Directory, così come postazioni di lavoro, server, host Hyper-V e piattaforme di mobile computing.

Acronis permette inoltre ai CSP di Microsoft di effettuare il backup di macchine virtuali Azure (Linux o Windows), e di crearne delle nuove, oltre ad effettuare il backup di macchine fisiche o virtuali on-premises e migrarle su una macchina virtuale Azure.

Fra gli ulteriori vantaggi di Acronis Backup Cloud Extension per Azure vi sono:
– Gestione unificata della protezione dati – Semplifica ai cloud provider di Microsoft il compito di scalare le attività con la soluzione multi-tenant e multi-tier di Acronis orientata ai servizi.
o Gestione dei backup e della protezione dati per tutti i clienti Acronis Backup Cloud da una singola consolle di gestione
– Opzioni di archiviazione altamente flessibili – Utilizza semplici sottoscrizioni di archiviazione per proteggere qualunque server o dispositivo mobile utilizzando Azure come destinazione di backup.
o L’Acronis Storage Gateway per Azure consente il backup direttamente in storage container Azure, creando una soluzione di backup realmente ibrida
– Capacità di migrazione esclusive – Offre una vasta gamma di funzioni di migrazione per il recupero e il ripristino dei dati in ambienti complessi.
o Migrazione su Azure di server on-premises che eseguono Windows o Linux
o Migrazione di carichi di lavoro da altri cloud pubblici, come Amazon Web Services (AWS), a macchine virtuali Azure

 

Emmanuel Becker, country manager Italia di DATA4

Emmanuel Becker, country manager, DATA4Con la nomina di Emmanuel Becker a primo Country Manager per l’Italia, DATA4 intende rafforzare la struttura locale e passare alla seconda fase del suo piano d’investimento.

Dal 2013, anno del suo insediamento in Italia, DATA4 ha già investito 100M€ nella realizzazione del campus digitale di Milano. Attualmente in Italia sono operativi tre data center, per un totale di 6.800 m2 di spazio IT e 10MW di potenza elettrica. Nei suoi 10 ettari di terreno DATA4 punta a creare, entro il 2025, un parco di 10 data center iperconnessi che avranno il compito di supportare le aziende italiane nella loro trasformazione digitale.

Recentemente il progetto di hosting di DATA4 dedicato alla crescita digitale, particolarmente forte in Italia, ha ricevuto un doppio riconoscimento: il Trofeo per l’Investimento Economia Digitale Francese in Italia assegnato dalla Camera Francese di Commercio e Industria locale che premia il miglior investitore straniero sul territorio nazionale e la nomination al Premio Crescita Digitale sponsorizzato da Accenture e Il Sole 24 Ore nella categoria “Making Markets”.

Emmanuel Becker occupa da 12 anni ruoli di grande responsabilità in Italia, in particolare nel settore delle telecomunicazioni e in quello del cloud.

In Italia da quasi 20 anni ha una grande esperienza in business development e creazione e direzione di filiali per conto di operatori di servizi cloud e telecomunicazioni come Vocalcom e Eserv Global e, più di recente, BDM International e Easynet Group, fornitore internazionale di reti amministrate, hosting e servizi di integrazione cloud.

Nel 2014 Emmanuel Becker viene nominato Country Manager Italia di Easynet, partner del gruppo Interoute, leader europeo delle telecomunicazioni. Il 1 giugno 2016 assume ufficialmente il ruolo di Amministratore delegato della filiale italiana di DATA4 Group a Milano.

CA Unified Infrastructure Management (CA UIM): nuove funzionalità di monitoraggio della tecnologia cloud

Per aiutare i responsabili della struttura IT Operations che adottano infrastrutture cloud e ibride a ottenere il massimo valore dalle proprie risorse, CA Technologies ha annunciato le nuove funzionalità di CA Unified Infrastructure Management (CA UIM). Ampliando il supporto per il monitoraggio delle prestazioni a container Docker, array PureStorage, sistemi ad alta convergenza Nutanix e ambienti cloud OpenStack, oltre a fornire nuove funzionalità per le infrastrutture cloud di Amazon Web Services (AWS), CA UIM offre la copertura più completa delle soluzioni di monitoring standalone attualmente disponibili.

 

CA UIM semplifica la complessità delle infrastrutture ibride fornendo visibilità end-to-end attraverso infrastrutture on-premise o basate su cloud pubblico e privato tramite un’unica console. L’architettura aperta e ampliabile di questa soluzione consente di estendere facilmente il controllo alle nuove tecnologie o di espandere le configurazioni di monitoraggio degli elementi esistenti, eliminando così la necessità di accedere e gestire altri strumenti di controllo che vengono introdotti con l’acquisizione di nuova tecnologia d’infrastruttura.

La maggiore copertura del monitoraggio di CA UIM relativa alle infrastrutture cloud AWS include i parametri per la fatturazione e il supporto di servizi aggiuntivi che forniscono informazioni più approfondite e fruibili in merito alle prestazioni. Inoltre, per un ulteriore aiuto alle aziende che intendono raggiungere una migliore efficienza operativa e ridurre i costi amministrativi, CA UIM mette a disposizione:
· funzioni di analisi unificate e incentrate sui servizi in grado di identificare rapidamente la root cause dei problemi di prestazioni, riducendo il tempo medio di riparazione e migliorando la user experience
· supporto immediato per oltre 140 tecnologie on-premise e cloud
· modelli facili da utilizzare per la configurazione di monitor applicabili a gruppi di sistemi

Inoltre, per garantire l’affidabilità delle reti moderne come SDN/NFV che collegano e scalano gli ambienti cloud ibridi attuali, la soluzione CA Virtual Network Assurance consente di monitorare attraverso una singola vista i cambiamenti dinamici nello stack di rete virtuale e fisico e di migliorare le prestazioni, la produttività e l’agilità, accelerando al tempo stesso l’implementazione di nuovi servizi.

Hortonworks designa Microsoft Azure HDInsight come soluzione primaria sul cloud di Connected Data Platforms

SANTA CLARA, California e SAN JOSE, California, 28 giugno, 2016 /PRNewswire/ — (Hadoop Summit) — Hortonworks, Inc. ® (NASDAQ: HDP) ha annunciato oggi che Microsoft Azure HDInsight sarà la soluzione primaria sul cloud di Connected Data Platforms al fine di offrire ai propri clienti Apache™ Hadoop® in ambienti cloud. È da quattro anni che le due società lavorano insieme nella sperimentazione di soluzioni basate su cloud, attraverso una collaborazione strategica che copre sia l’engineering congiunto, sia i movimenti di accesso al mercato, per offrire ai clienti gli ambienti Big Data più flessibili.  Con la prima sponsorizzazione Innovation Level in assoluto, Microsoft è lo sponsor principale di Hadoop Summit 2016, un evento dove le due aziende celebrano congiuntamente il decimo anniversario di Hadoop.

Per la distribuzione e la gestione dei carichi di lavoro ricchi di dati, le organizzazioni moderne attuali stanno adottando un approccio “prima sul cloud”. La relazione “The Forrester Wave™: Big Data Hadoop Cloud Solutions, Q2 2016” afferma che “imprese di ogni tipo e dimensione adottano sempre più la nuvola come punto di slancio importante per i propri piani tecnologici aziendali”. In questo documento, Microsoft riceve il punteggio più alto per la sua offerta corrente e la sua strategia.

Il Data Center 03 del Campus Digitale italiano di DATA4 è ANSI TIA 942 Tier IV/ Rating 4

Prosegue con successo il piano di certificazione per il Campus Digitale di Cornaredo inaugurato nel marzo 2016 da DATA4. Dopo la ISO 9001 e la ISO 27001, Bureau Veritas ha assegnato al design del Data Center 03 all’interno del sito tecnologico la ANSI TIA 942 livello Tier IV/ Rating 4 che ne attesta la qualità infrastrutturale garantendo un livello di continuità dei servizi (SLA) del 99,999%.

Garantire i massimi livelli in termini di qualità di servizio, sicurezza e continuità del business. Con questi obiettivi DATA4 ha avviato un percorso di certificazione per il proprio Campus Digitale italiano, inaugurato a Cornaredo nel marzo 2016, che si è arricchito di un fondamentale tassello.

Dopo la ISO 9001 e la ISO 27001, per la gestione della qualità dei processi e della sicurezza delle informazioni, Bureau Veritas ha infatti assegnato al Data Center 03 del sito tecnologico milanese anche la certificazione ANSI TIA 942 livello Tier IV/ Rating 4 che sancisce l’eccellenza nella progettazione esecutiva, architetturale e impiantistica, dell’infrastruttura (design validation), gettando le basi per il conseguimento di una continuità di servizio del 99,995%. Questo parametro viene interpretato in un’ottica ancora più performante da DATA4 che prevede un Service Level Agreement del 99,999%.

Nello specifico l’oggetto della nuova certificazione riguarda le strutture, le sale server, l’architettura, la sicurezza, i sistemi anti-incendio, le componenti elettriche e meccaniche e i sistemi di telecomunicazione.

Un elemento fondamentale nella valutazione dei requisiti richiesti dallo standard ANSI TIA 942 è la ridondanza, sia sotto il punto di vista energetico che infrastrutturale: il Data Center 03 del Campus Digitale italiano di DATA4 ha conseguito anche in questo caso il massimo livello possibile ottenendo la classificazione Tier IV/ Rating 4.

Grazie a questo ulteriore step di certificazione, il campus digitale di Cornaredo si configura come una vera e propria “best practice” per l’Italia considerando che la normativa ANSI TIA è riconosciuta da AGID – Agenzia per l’Italia Digitale – come la norma di riferimento per la certificazione dei Data Center e che anche la Pubblica Amministrazione fa riferimento ad essa per la valutazione dei fornitori di servizi Cloud SaaS.

Cosa i distributori possono aiutare i partner a guidare l’innovazione nel cloud?

Andrea Massari, country manager, Avnet Technology Solutions Italia
Andrea Massari, country manager, Avnet Technology Solutions Italia

La promessa “pay-as-you-go” (paga al consumo) dei servizi IT distribuiti tramite il cloud offre alle organizzazioni una modalità apparentemente facile da seguire per ridurre i costi aziendali e migliorare l’efficienza del flusso di lavoro, un fatto che ha contribuito a sostenere l’adozione su larga scala di questa tecnologia a livello globale. IDC ha previsto che la spesa mondiale per le infrastrutture IT in ambienti cloud crescerà del 12,5% anno su anno, raggiungendo i 57.8 miliardi di dollari nel 2020.

Tuttavia mantenere questa promessa è in realtà un processo complesso per i partner IT di canale, in quanto li costringe a prendere in considerazione profonde modifiche al loro modello di business attuale, potenzialmente già redditizio, chiedendo uno spostamento verso una mentalità di lungo periodo anziché puntare a guadagni a breve termine.

Non c’è da meravigliarsi quindi che alcuni partner si siano mostrati riluttanti a spostare il loro focus verso il cloud. La migrazione richiede nuove competenze che implicano investimenti e per le realtà più piccole questo impegno economico può sembrare eccessivo. Ad esempio, l’elemento tecnico della migrazione è un’attività “una tantum” che richiede un insieme di competenze specifiche che possono essere utilizzate solo una volta durante il periodo di due-tre mesi nel corso del trasferimento e poi non essere più richieste. Investire in queste competenze può causare problemi interni in relazione al costo del personale o per la formazione e, se consideriamo che essi sono impegnati nel miglioramento del ROI eliminando i costi di hardware e investendo nel cloud, questi possono sembrare oneri inutili.

Per fortuna, ci sono molte cose che i distributori sono in grado di fare per mantenere i partner flessibili e agili in preparazione a questo complesso passaggio, per sfruttare al meglio e con successo l’era del cloud.

Considerare le abitudini degli utenti finali
E’ importante ricordare che le organizzazioni chiedono soluzioni cloud adesso: IDC ha previsto che il 70% dei CIO abbraccerà una strategia “cloud first” nel corso del 2016. In un’epoca in cui il cliente è re, le imprese chiedono oggi per il business la stessa flessibilità di cui godono i singoli utenti nella loro vita personale. La fatturazione “pay-as-you-go” potrebbe essere un esempio. Sia il modello a consumo sia quello a sottoscrizione sono oggi in primo piano. Le organizzazioni, infatti, devono avere la possibilità di pagare unicamente ciò che utilizzano.

Spese operative contro spese in conto capitale: è questo attualmente uno dei principali driver per la migrazione verso il cloud e i reparti finanziari amano l’idea di allontanarsi dal processo costoso e ingombrante di acquisto e gestione dell’hardware. I distributori possono aiutare i partner mettendo a disposizione varie opzioni di fatturazione per software e servizi, come l’offerta di modelli di consumo Infrastructure-as-a-Service (IaaS), che si richiama alle nuove abitudini dei consumatori, e i modelli di abbonamento Software-as-a -Service (SaaS). Per molti di loro disporre delle competenze necessarie per creare un’offerta unica e personalizzata per il loro cliente, che combini modelli di consumo con modelli di abbonamento e fornire la “soluzione unica”, rappresenta una sfida importante, una sfida che i distributori, tuttavia, possono facilmente aiutarli ad affrontare.

Offrire soluzioni multi-vendor
Quando guardiamo al quadro più ampio della situazione odierna è facile rendersi conto che sono i vendor a guidare la crescita di questo comparto: molte delle loro offerte, infatti, sono progettate principalmente per l’utilizzo attraverso il cloud. Una tale ampiezza di offerta è un vantaggio importante per i distributori che hanno la possibilità di combinare e integrare soluzioni e servizi diversi e complementari che consentano al partner di offrire ai propri clienti una soluzione cloud completa. Essi possono quindi offrire una proposta realmente unica evitando anche le problematiche legate alla presenza di più fornitori.
Queste soluzioni cloud su misura, “end to end”, gli consentono inoltre di ampliare le loro capacità e diversificare la loro offerta per attrarre nuovi clienti in aree in cui sinora non erano in grado di operare.

Sfruttare le competenze
Mentre le organizzazioni migrano verso il cloud, le competenze tecniche per eseguire la migrazione potrebbero essere scarse o addirittura inesistenti presso alcuni partner che, tuttavia, non devono utilizzare una simile scusa per rinunciare ad essere il consulente di fiducia dei loro clienti. Le aziende si sposteranno comunque verso il cloud, indipendentemente da dove otterranno il supporto necessario e se i partner non possono o non vogliono assecondare lo sforzo di migrazione, rischiano di perdere il loro cliente a vantaggio di un concorrente. Questa è un’altra area in cui i distributori possono dare un contributo fondamentale, i partner infatti possono usufruire delle competenze tecniche acquisite in questi anni dal distributore per aiutare a pianificare, eseguire e gestire con successo i progetti di migrazione cloud dei loro clienti.

Creare proprie soluzioni
Offrire una soluzione unica nel mercato può essere un elemento chiave di differenziazione e a volte è proprio il distributore che consente ai partner di farlo. Fornendo l’accesso ad un portale di prodotti e servizi cloud in white label, distributori come Avnet possono aiutarli a creare soluzioni cloud originali e uniche. Una soluzione white-label permette loro di avere immediatamente una presenza cloud con il proprio marchio e il proprio“look and feel”, un vero negozio online unico e specifico per i loro clienti. Se a questo si aggiunge l’integrazione del back-end di molteplici vendor e la fatturazione consolidata, il valore per i partner appare chiaramente. Le opzioni di white-label, supportate da competenze architetturali attraverso soluzioni gestite, consentono di aggiungere valore al mercato del cloud in modo economicamente efficace ed efficiente, lanciando rapidamente sul mercato soluzioni innovative.

Mentre assistiamo ancora a una certa resistenza da parte di alcuni partner nel trasferire i loro clienti verso il cloud, sta diventando sempre più evidente che è invece necessario abbracciare il cloud per fornire ai clienti ciò che chiedono. Semplificando il processo di questa migrazione, i distributori non solo svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere l’innovazione del mercato – attraverso opzioni white-label e pacchetti di vendor integrati – ma possono anche aiutare i partner a fare un salto di qualità importante per evitare di perdere clienti.

Oltre 50.000 domini .cloud registrati

Aruba, in riferimento ai dati pubblicati dal Registro (.Cloud Registry), annuncia che a tre mesi dalla disponibilità del nuovo dominio “.cloud”, sono oltre 50.000 le registrazioni che sono state fatte in tutto il mondo, con l’Italia al secondo posto – con il 13% sul totale – dopo gli USA per il maggior numero di richieste.

Ulteriori dati di interesse rilasciati dal Registro mostrano come a Stati Uniti (23%) ed Italia (13%) facciano seguito le richieste provenienti da Canada (12%), Cina (11%) e Germania (8%). A conferma dell’interesse verso il cloud come trend globale, le registrazioni sono pervenute da oltre 130 paesi, e sono riconfermati i mercati emergenti quali India, Brasile, Iran e Kazakistan.

Tra coloro che hanno attivato il dominio .cloud, si segnalano principalmente cloud e hosting provider, consulenti IT, blogger, eCommerce, startup ma anche molti siti aziendali e tanti privati.

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“SDDC on demand” da OVH con VMware

OVH è in grado di offrire datacenter virtuali “on demand” grazie alla partnership strategica con VMware.

Per migliorare la competitività e la capacità di innovazione, tutte le aziende hanno l’esigenza di ridurre i costi delle risorse IT e aumentare agilità, performance e flessibilità. Per affrontare al meglio queste sfide, OVH lancia oggi l’offerta di “Software Defined Datacenter on demand”, una generazione di datacenter virtuali intelligenti totalmente dedicata e automatizzata.

Il Cloud ha conquistato in pochi anni quasi tutti i settori di mercato, grazie a infrastrutture scalabili, veloci e evolutive. Per le aziende ora è il momento di cambiare direzione e di rendere l’implementazione e la configurazione della propria rete, molto più rapide.

In quest’ottica, a fronte delle richieste emergenti del mercato, il Dedicated Cloud continua a evolversi integrando la piattaforma di virtualizzazione di rete NSX® sviluppata da VMware. NSX permetterà ai responsabili IT di implementare in pochi click tutte le componenti di rete necessarie a costruire piattaforme (Firewall, Load Balancer, reti private, ecc…) e di definire le policy di sicurezza, direttamente dall’interfaccia vSphere.

L’esigenza di performance sempre più elevate non si arresta mai: le aziende, infatti, hanno necessità di accedere ai dati in lettura e scrittura con tempi di latenza minimi. I Datastore disponibili ad oggi mostrano spesso limiti in caso di alto numero di richieste, soprattutto con database di grandi dimensioni. OVH completa la propria offerta con host dedicati che utilizzano la tecnologia di Software Defined Storage vSAN All Flash, composta esclusivamente da dischi SSD. La tecnologia vSAN utilizza i dischi locali di ogni host, riducendo la latenza praticamente a zero e aumentandone le performance. Ogni host utilizza esclusivamente dischi SSD, 2 di cache e 2 per lo storage, configurati in RAID 0 sull’host e in RAID 1 su un altro cluster. In questo modo, le funzionalità vMotion, DRS e Fault Tolerance restano operative su tutta l’infrastruttura Dedicated Cloud.

L’integrazione di vROPS, inoltre, rende più semplice la gestione e la manutenzione dell’infrastruttura. I clienti avranno così una visione d’insieme aggiornata in tempo reale e potranno analizzare l’evoluzione del carico.

Le aziende possono affidarsi al Dedicated Cloud per esternalizzare totalmente o in parte le proprie infrastrutture nei datacenter OVH e, grazie alle certificazioni PCI-DSS, ISO 27001, SOC 1 e SOC 2 tipo II, hanno la garanzia di una sicurezza ottimale. I professionisti continueranno a utilizzare le stesse tecnologie VMware già in uso anche per la gestione della propria infrastruttura Dedicated Cloud. Con l’integrazione di soluzioni complementari come il Dedicated Connect, le aziende possono costruire il proprio Cloud ibrido privato, grazie a una connessione dedicata tra le infrastrutture interne e i datacenter OVH.

 

Cynny Space green: il cloud object storage ecologico

Cynny Space ha da poco lanciato sul mercato la propria soluzione ecologica di cloud storage che consente un consumo energetico di tre volte inferiore rispetto alla tecnologia tradizionale.

In un mercato in cui la domanda legata allo storage è sempre più elevata – in Europa vale 10 miliardi di euro ed arriverà a triplicarsi entro i prossimi tre anni – diventa sempre più importante porre l’accento sull’impatto che tale tecnologia ha sull’ambiente. Il cloud storage richiede server attivi 24 ore su 24, che generano calore e necessitano di elettricità per la loro alimentazione ed il raffreddamento. Questo implica un dispendio di energia considerevole, basti pensare che le previsioni dell’Unione Europea stimano che il consumo di energia elettrica dei data center in Europa aumenterà circa del 40%, raggiungendo i 100 TW/h entro il 2020 .

Per tale motivo, Cynny Space ha puntato sull’efficienza energetica e lo ha fatto attraverso l’uso innovativo della tecnologia ARM®, la stessa utilizzata dagli smartphone e dai dispositivi IoT, con cui alimenta i propri micro-server (i più piccoli al mondo, disegnati internamente dall’azienda): un server comune consuma tra i 60 e 100 W, mentre il micro-server di Cynny Space consuma 1,7W a pieno carico. La tecnologia di Cynny Space consente un consumo di soli 0,004 W per ogni GB gestito, inferiore anche a quello che serve per accendere il proprio smartphone.

Concretamente, ogni Terabyte gestito con il cloud storage eco-sostenibile di Cynny Space riduce le emissioni di CO2 di 74,8 Kg all’anno rispetto alle tecnologie tradizionali di storage. Questa riduzione equivale alla quantità di CO2 assorbibile da 3 alberi adulti in un anno. In più, i micro server di Cynny Space generano meno calore, riducendo il consumo energetico per il raffreddamento dei data center.

Ma l’idea di sostenibilità di Cynny Space si spinge oltre; infatti grazie alla tecnologia innovativa su cui si fonda, il rack può essere alimentato con l’equivalente di due spine normali da utilizzo domestico. Di conseguenza, i data center non devono incrementare l’infrastruttura per gestire la sempre maggiore richiesta di energia.

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La sicurezza dei dati e le soluzioni cloud: le priorità degli investimenti IT europei

Quest’anno la sicurezza dei dati (54%) e le nuove soluzioni cloud-based (52%) sono le aree chiave di investimento delle divisioni IT in Europa è quanto emerge da nuova ricerca pan-europea che ha coinvolto 400 responsabili IT senior di aziende di medie e grandi dimensioni.

Questa ricerca, commissionata da Toshiba in collaborazione con ICM Unlimited, società di ricerca indipendente, ha evidenziato le sfide che i responsabili IT devono affrontare anche a causa della sempre maggiore diffusione dei dispositivi mobile e dell’Internet of Things, e come queste tendenze stanno guidando le nuove e sempre maggiori aspettative sia dei dipendenti sia del management. Si va dalla gestione degli aggiornamenti software – considerata la sfida più importante per gli intervistati di UK (36%) e Germania (39%) che gestiscono dispositivi multipli su vasta scala – fino alla protezione del proprio business dalle minacce alla sicurezza, dovute al proliferare dei dispositivi in azienda.

Dal momento che si registrano sempre più dispositivi in grado di connettersi ai dati aziendali, con il 62% dei dipendenti in tutti i mercati che utilizza dispositivi personali, compresi smartphone (42%) e tablet (31%) per lavorare da remoto, le aziende stanno giustamente considerando la sicurezza come una priorità.

Inoltre, i risultati mostrano che molte minacce alla sicurezza IT stanno portando le aziende a eseguire frequenti revisioni: il 60% delle imprese intervistate rivede la propria strategia di sicurezza almeno una volta all’anno. Ad esempio, un responsabile IT senior su cinque in UK e Germania considera gli attacchi informatici dall’esterno come il principale rischio per la sicurezza aziendale, mentre i virus sono la prima causa di preoccupazione in Francia (22%).

Per garantire il giusto equilibrio tra la sicurezza e la possibilità di consentire al personale l’utilizzo di dispositivi di propria scelta, i responsabili degli acquisti IT giocano un ruolo fondamentale. La scarsa autonomia della batteria (41%) è una delle principali lamentele che devono affrontare i responsabili IT senior, dimostrando che le aziende devono concentrasi sull’investimento in dispositivi realizzati pensando alle esigenze delle aziende, come il Portégé Z20t-C di Toshiba che offre fino a 17 ore di durata della batteria.

Le soluzioni cloud sono un’altra priorità di investimento, aiutando le aziende a rimanere in davanti rispetto alla concorrenza dal momento che semplificano la gestione di dati, documenti e applicazioni che i dipendenti utilizzano sui propri dispositivi. Grazie al cloud computing, le aziende possono utilizzare l’IT on demand, permettendo di aumentare o ridimensionare la dotazione tecnologia in base alla crescita del business.

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